balotelli
Postato da
SimoneNicoletti
Lunedì, 01 Dicembre 08, 11:20 M.

La nuvola è scura come il colore della sua pelle. Carica d'acqua e di lacrime. Mario Balotelli è ufficialmente scomparso dall'Inter, dal campo, dalla panchina. Sopravvive nell'immaginario dei tifosi che si sono innamorati di lui fin dai primi sussulti in Primavera e ne hanno sposato la causa nel rush finale della scorsa stagione.
Il tifoso interista è freddo esternamente ma un vulcano dentro. Vive passioni travolgenti, contrastate, fulminee, ma nascoste, interiori. Altrettanto velocemente è pronto ad abbandonarti, dimenticarti, financo tradirti. Con Mario no. Gran parte di noi fino a sabato era pronta a difenderlo contro il severo e insensibile patrigno portoghese.
Non lo capisce, non sa come trattarlo, lo sta bruciando: Josè Mourinho ama definirsi padre di famiglia e i tanti parenti della famiglia allargata Inter gli hanno puntato il dito contro. Scordando che se un figlio non studia, non si applica, non si comporta bene, non è sempre e solo colpa del genitore.
O FENOMENO O NESSUNO
La storia ci racconta di talenti in erba, di geni, dal carattere difficile, enigmatico, incontrollabile. In molti casi questo non è stato un ostacolo alla loro affermazione, alla loro esaltazione. Anzi, ha contribuito a costruirne il mito, la leggenda. Diciamolo: l'eroe maledetto ha da sempre ispirato film, canzoni, poesie, incendiato cuori, diviso gli animi.
Balotelli è sicuramente toccato dal genio, altrettanto dalla follia. Roberto Mancini, non più tardi di qualche mese fa, disse che il ragazzo sarebbe diventato un fenomeno oppure si sarebbe perso. Nessuna via di mezzo, nessun compromesso. E' il suo, il loro destino.
La sfida è capire come evitare che questo talento si disperda, come metterlo nelle condizioni di crescere, di maturare, di lavorare per affinare e inquadrare le sue doti. Meglio la carota? Meglio il bastone? Meglio entrambi? Mourinho sembra aver scelto la linea del rigore, della severità. E' la strada giusta? Non è possibile dirlo ora.
IL MOMENTO DELLE FRUSTATE
Il ragazzo è sfrontato, sicuro di sè all'eccesso, esuberante, straripante. E' entrato nella gioielleria della prima squadra con la leggerezza di un elefante. Non ha abbassato la proboscide neppure davanti alle stecche dei senatori, fisiche e morali. Non è un caso che sia stato uno dei pochi a schierarsi sempre dalla parte di Adriano, uno che in quanto a follia e immaturità non è secondo a nessuno.
Il mister ha capito di avere davanti un puledro talentuoso ma imbizzarrito fin dal ritiro: da allora sta provando a domarlo alternando zuccherini a frustate. Ora ha scelto solo le seconde, sapendo che non sempre sono meritate, che non sempre sono proporzionali alle mancanze, ma solo così è convinto di ottenerne una reazione. Le parole sanguinano.
LE DICHIARAZIONI DI MOURINHO
"Io dico che un ragazzo giovane come lui non può permettersi di lavorare meno di gente come Figo, Cordoba, Zanetti. Non lo posso accettare da uno che non è ancora niente, che non è arrivato, che è ancora un talento e una promessa. Abbiamo avuto una conversazione insieme questa settimana, sono preoccupato perché lui è un patrimonio nostro e del calcio italiano. Deve lavorare meglio, capire che ci sono delle cose importanti per me e che io penso siano importanti per lui e per il suo futuro".
"Io non ho preclusioni per nessuno e non difendo altri, come per esempio Quaresma, solo perché li ho voluti all'Inter. Il caso di Adriano, passato dalla tribuna al campo, dimostra che io dò una chance a chi lavora bene. A gennaio comunque Mario rimarrà assolutamente qui. Deve solo pensare ad allenarsi per bene".
IL FUTURO
Spero che la società ascolti il suo allenatore e non ceda alla tentazione di prestarlo a gennaio. Non servirebbe, non capirebbe. Non serve cambiare scuola, cambiare città, professori. A Milano, all'Inter ha l'ambiente migliore e più adatto per il suo talento. Se alle prime difficoltà alza bandiera bianca, non ascolta i consigli altrui, fugge, continuerà a farlo per tutta la vita. Come successo a Cassano.
Non è solo Mourinho a doverlo recuperare. Il dovere del tecnico è quello di non smettere di crederci, di insistere. E' nella testa di Mario che deve scattare qualcosa: deve trasformare la rabbia, quel senso di ingiustizia per vedersi dietro a calciatori che hanno un decimo del suo talento in motivazione e sacrificio. Può accadere domani, fra una settimana, fra un mese, fra un anno. Oppure mai.
Se succederà nessun traguardo gli è precluso, a partire dalla Champions League, fin dalla prossima primavera, per finire alla Nazionale. Altrimenti diventerà un altro genio incompreso che da' la colpa agli altri dei propri insuccessi o della carriera inferiore alle potenzialità. E' il destino dei geni, degli eroi. Maledetti.
SIMONE NICOLETTI